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Emozioni primarie o di base: che cosa sono e come si manifestano

Commenti disabilitati su Emozioni primarie o di base: che cosa sono e come si manifestano Studiare a Campobasso

Hai già sentito parlare delle emozioni primarie? Se sei uno studente di psicologia o anche solo un appassionato della materia, questa guida fa decisamente al caso tuo: qui ti parleremo del mondo delle emozioni, soffermandoci su quelle primarie fino ad arrivare a quelle secondarie.

Ma che cos’è, esattamente, un’emozione primaria? Si definiscono primarie quelle emozioni innate e riscontrabili in tutte le popolazioni: proprio per questo sono definite primarie, ossia universali. Queste emozioni si differenziano dalle secondarie perché queste ultime si originano dalla combinazione delle emozioni primarie e si sviluppano con la crescita dell’individuo e con l’interazione sociale.

Vediamo ora nello specifico i tipi di emozioni e quali sono le teorie più accreditate su questo tema.

Quello che devi sapere sulle emozioni

In quanto esseri umani, siamo costantemente soggetti alla nostra emotività e a provare emozioni. Abbiamo detto che queste possono essere di diversa natura e che hanno determinate caratteristiche. Scopriamo insieme tutto quello che c’è da sapere su emozioni primarie e secondarie in questa guida dell’Università Niccolò Cusano di Campobasso.

Che cos’è un’emozione?

Prima di addentrarci nel mondo delle emozioni primarie, partiamo dalle origini e rispondiamo ad una domanda fondamentale: che cos’è un’emozione?

Per emozione intendiamo sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicologiche, a stimoli interni o esterni, naturali o appresi.

In termini evolutivi, queste servono a rendere efficace la reazione dell’individuo a situazioni in cui si rende necessaria una risposta immediata ai fini della sopravvivenza, reazione che non utilizzi cioè processi cognitivi ed elaborazione cosciente.

Le emozioni rivestono anche una funzione relazionale (comunicazione agli altri delle proprie reazioni psicofisiologiche) e una funzione autoregolativa (comprensione delle proprie modificazioni psicofisiologiche). Si differenziano quindi dai sentimenti e dagli stati d’animo.

Classificazione delle emozioni

Ci sono diverse teorie sulla classificazione delle emozioni: nel corso degli anni, sono moltissimi gli esperti che hanno studiato questi fenomeni e cercato di definirli.

I primi studi sull’espressione emotiva e l’esistenza di emozioni primarie o di base sono da attribuire a Charles Darwin e a Robert Plutchik. Darwin, per primo aveva ipotizzato l’universalità delle espressioni basandosi sulla osservazione delle emozioni nei primati.

In effetti, l’espressione delle emozioni avviene tramite l’attivazione di una serie di muscoli (di tutto il corpo), negli animali, così come nell’uomo. Quest’ultimo possiede però una maggiore abilità nel controllo dei movimenti muscolari, soprattutto delle espressioni facciali, tramite 46 muscoli che risultano il principale vettore di comunicazione emozionale.

Introduciamo ora un’importante distinzione, quella tra emozioni primarie e secondarie. Per Ekman e Izard rientrano tra le emozioni primarie o di base:

  • Rabbia, causata da un senso di frustrazione e palesata attraverso l’aggressività;
  • Paura, emozione istintiva che ha come obiettivo la sopravvivenza del soggetto ad una situazione pericolosa;
  • Tristezza, generata a seguito di una perdita o di un traguardo non raggiunto;
  • Gioia, emozione positiva provata da chi si sente realizzato e soddisfatto;
  • Sorpresa, che si verifica a seguito di un evento inaspettato, seguito da paura o gioia;
  • Disprezzo, sentimento di rifiuto verso persone o cose, considerate prive di dignità morale o intellettuale;
  • Disgusto, atteggiamento di repulsione nei confronti di persone o cose.

Le emozioni primarie sono così definite proprio perché sono universali e innate: rappresentano una primordiale forma di adattamento al contesto ambientale, che condividiamo anche con animali più semplici, compaiono molto precocemente e rappresentano il risultato della nostra storia evolutiva.

Le emozioni secondarie, invece, sono specifiche della specie umana, compaiono entro i 2 anni, quando il bambino ha sviluppato una sufficiente autoconsapevolezza di sé, si riconosce allo specchio e ha raggiunto un certo grado di socializzazione. Queste possono essere allegria, invidia, vergogna, ansia, rassegnazione, gelosia, speranza, perdono, offesa, nostalgia, rimorso e delusione.

Emozioni e comunicazione non verbale

emozioni primarie e secondarie

Emozioni e espressioni facciali sono due concetti intimamente connessi. La prima cosa da dire è che non siamo in grado di controllare tutte le nostre espressioni sia corporee che facciali, ma solamente alcune: non possiamo, quindi, nascondere tutti i segnali legati ad una determinata emozione.

C’è da dire anche che l’attivazione di una particolare emozione è in grado di mettere in azione anche i circuiti involontari, per questo motivo è impossibile negare completamente l’espressione di una emozione: ci sono dei muscoli che si attiveranno comunque, anche se solo per un attimo.

Da qui è nato lo studio delle cosiddette microespressioni, ossia espressioni del viso che si manifestano in un venticinquesimo di secondo per poi svanire e che, generalmente sono inconsapevoli.

Nella comunicazione non verbale esistono diverse famiglie di espressioni; una stessa emozione potrebbe corrispondere ad un’intera famiglia di espressioni. Per fare un esempio, la rabbia può prendere sfaccettature di vario tipo: il senso di colpa, il disprezzo oppure rabbia con disprezzo.

Studiare le emozioni: corsi di laurea e master Unicusano

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Nel corso di laurea triennale apprenderai conoscenze di base riguardo:

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Il corso di laurea in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni si propone, invece, di fornire insegnamenti specifici finalizzati allo sviluppo di competenze nell’ambito dell’assessment, dell’intervento psicologico e della gestione delle risorse umane nei contesti delle imprese e delle organizzazioni. Un particolare focus è posto sullo sviluppo di conoscenze e competenze relative alla prevenzione e gestione di condizioni di disagio psicologico lavoro correlato.

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